Ogni campagna parte da un obiettivo,
e sa da dove viene.
Ogni campagna ha un concept, un obiettivo, i KPI, un periodo e una barra di avanzamento: quanti artefatti sono pubblicati. Un’etichetta dice da dove è nata: da un cluster del CRM, da un metodo del Campaign Lab, dal Quick Prototype, da «Genera con MAPS» — o scritta a mano.
Sotto, gli artefatti che discendono dall’obiettivo, ciascuno col suo canale, il suo assegnatario, la data e lo stato, da brief a pubblicato. Un clic sullo Studio — Social, Video, Email, Web, Content — e l’artefatto ci arriva come brief. Filtri per stato (in corso, standby, concluse), per periodo e per target: un cluster di clienti o una persona, e vedi solo le campagne che parlano a loro.
Una telefonata
è un artefatto anche lei.
Una campagna che nasce dal CRM spesso non chiede un post: chiede che il consulente chiami il cliente dopo l’acquisto, o lo inviti a un incontro. Per questi artefatti c’è Prepara materiale: MAPS scrive lo script della telefonata, i talking point, una bozza di email alternativa.
E dice perché: il bisogno del cluster preso dai dati — qui, clienti di alto valore che dopo l’acquisto si sentono dimenticati. Il materiale resta salvato sull’azione, si copia, si rigenera.
La presenza continua,
fuori dalle campagne.
Le rubriche, i format ricorrenti, i contatti dopo ogni acquisto: vivono in una corsia a parte, always-on. Ognuno col suo canale, il suo Studio, il suo assegnatario e una cadenza — «Gio», «tutti i martedì» — che lo fa ricorrere nel calendario.
Due viste:
i contenuti e le campagne.
In Contenuti ogni artefatto cade nel suo giorno, col colore del canale; filtri per campagna e per canale, e un clic apre il contenuto. In Campagne ogni campagna è una banda che copre il suo periodo: si vedono a colpo d’occhio sovrapposizioni e buchi.
Chiedilo a parole.
MAPS ripianifica, tu confermi.
Rivedi con l’AI apre una campagna con il suo calendario accanto a una chat. «Porta le uscite TikTok al giovedì e aggiungi un carosello Instagram nell’ultima settimana di ottobre»: MAPS sposta le date, aggiunge l’artefatto, segna cosa è nuovo — e assegnatari e avanzamento restano come sono. Niente cambia finché non salvi.
Tutte le campagne,
in sequenza.
Un Gantt di tutte le campagne: le trascini a mano, oppure lo chiedi. «Metti per prima la campagna sul target più importante e distanzia le altre di due settimane»: MAPS sceglie, sposta, spiega. Ogni campagna si muove col suo blocco di uscite, e vedi l’anteprima prima di salvare.
Una campagna intera,
da un brief.
Due strade. Da un brief: scrivi obiettivo e messaggio, e MAPS propone in mezzo minuto una campagna sul contesto reale del progetto — concept, KPI, durata, e gli artefatti uno per uno, ciascuno col suo canale e il suo Studio. Dal Campaign Prototype: riprendi un concept già simulato nel Campaign Lab, e piano, canali e KPI passano all’implementazione.
Prima di creare la campagna la rifinisci in chat, come con un collega: «aggiungi un post LinkedIn per i giovani manager e fai partire tutto a metà novembre». Togli gli artefatti che non vuoi, e quelli che restano entrano nel piano come «da fare».
Quanto costa,
quanto stai spendendo.
Accanto al piano, il budget di campagna: periodi (un trimestre, una stagione), un tetto per periodo, e le voci — importate dalle campagne MAPS o aggiunte a mano, comprese le spese che MAPS non vede: affissioni, TV, radio, eventi. Registri le spese man mano, e vedi allocato, speso, residuo, la ripartizione per canale e la spesa nel tempo.
Hai già un budget in un foglio? Carica budget: MAPS legge il file, riconosce le voci, tu scegli quali aggiungere. E lo riesporti in Excel quando vuoi.
Sforamenti
Il tetto superato, e quando lo sarà se spendi tutto l’allocato.
Budget fermo
Le voci allocate e non ancora mosse, prima che il periodo finisca.
Riallocazioni
Da dove togliere e dove mettere, con «Accetta e applica».
Proiezioni
Dove arriva la spesa a fine periodo, al ritmo attuale.











