Da dove parti,
lo decidi tu.
Da una campagna — MAPS legge il concept e il brief —, da uno script tuo, che l’assistente adatta al motore senza riscriverlo, o da una descrizione a parole, da cui propone tre trattamenti fra cui scegliere. Ne esce la scaletta: i blocchi, le inquadrature, le battute.
E le note di un regista che conosce il motore: cosa non farà bene — le mani che lavorano un tessuto, troppi volti a fuoco —, dove i tempi sono stretti, cosa manca per tenere i personaggi uguali. Prima di spendere una sola ripresa.
Sempre gli stessi,
in ogni blocco.
Personaggi, capi, luoghi: ognuno con la sua immagine di riferimento. La prendi dallo Studio Set, la generi qui o la carichi. Senza immagine il motore inventa dalla descrizione — e da un blocco all’altro lo sposo cambierebbe faccia.
Manca qualcuno? Lo chiedi all’assistente — «la sposa di Lorenzo, per il primo piano finale» — e la crea coerente con lo spot. Solo personaggi sintetici.
Il contratto
dello spot.
Ogni blocco è una ripresa; ogni inquadratura una tavola a matita, con la freccia del movimento di macchina. Clicchi una tavola e la dirigi: taglio, camera, azione, stato fisico — chi ha cosa in mano, cosa indossa —, chi è in scena, la scritta a schermo, la voce.
Fra un blocco e l’altro decidi lo stacco o il raccordo: il blocco riparte dall’ultimo fotogramma di quello prima, senza salto. E le riprese si giudicano sulle tavole: se rispettano lo storyboard, sono giuste.
Vedi il movimento
prima di sceglierlo.
Undici movimenti — carrello, panoramica, gru, orbita, camera a mano… — ognuno con il suo schema animato: la cinepresa vista dall’alto o di lato, con quello che inquadra. Chi non sa cos’è una gru, lo vede in un secondo.
Nella prima inquadratura scegli come inizia il blocco, nell’ultima come finisce: da una scena dello Studio Set o da un’immagine. E con «Copia da un video…» il motore riprende il movimento di camera da un tuo video.
Prima la voce,
poi le riprese.
Ogni battuta si registra con la sua voce, e la sua durata vera dice quanto devono durare le inquadrature: se non ci sta, MAPS le allunga. La musica nasce dal brief del regista, lunga quanto lo spot.
Tavole, voce e musica ai tempi veri fanno l’animatic: lo spot si guarda — e si fa vedere — prima di girare.
Si gira
blocco per blocco.
Ogni blocco va al motore — Kling, in 1080p — con i riferimenti del cast: fino a sei inquadrature e quindici secondi in una ripresa, coerenti fra loro. Ci vogliono alcuni minuti, e intanto si lavora. Approvi la ripresa giusta; se non convince, la rigiri.
Se un personaggio parla in camera: nelle lingue in cui Kling recita, la battuta nasce dentro la ripresa; nelle altre, italiano compreso, si registra la voce e le labbra si sincronizzano dopo.
Tutto insieme,
a orecchio.
Le riprese approvate in fila con le loro durate vere, la voce ai suoi tempi, la musica che si abbassa sotto la voce e sfuma in chiusura, l’ambiente girato dal motore. I livelli li regoli tu, ascoltando il mix.
Fra un blocco e l’altro un taglio, una dissolvenza o il nero; le scritte a schermo e i sottotitoli col font del Brand Kit; il finale di marca con logo, claim e CTA. Esce in 1080p, firmato come contenuto AI, e va in Review al cliente.
Dallo stesso girato,
tutte le uscite.
Uno spot non esce in un formato solo.
Durate e tagli
Lo spot dura quanto serve: 15, 30, anche 60 secondi, girato a blocchi di 15 con gli stessi personaggi. Dallo stesso girato, i tagli corti — un 6 o un 10 secondi —: l’assistente sceglie le inquadrature che reggono il racconto, con le battute che ci stanno.
I formati
Il verticale e il quadrato dallo stesso girato: il taglio si sposta inquadratura per inquadratura dove sta il soggetto. Per un verticale di qualità piena, lo spot si rigira in 9:16 con lo stesso cast, la stessa regia e la stessa voce.
Le lingue
La versione per un altro mercato, con le stesse riprese: battute, scritte e finale adattati da un copywriter, non tradotti; le voci rifatte nella nuova lingua; il labiale rifatto per chi parla in camera.
Nulla si perde
Ogni ripresa, ogni versione, ogni montaggio resta nello storico. E ogni file porta la sua firma C2PA.
Cosa fa,
e cosa no.
Uno spot per un brand deve sapere cosa mostra.
Solo personaggi sintetici
Nello Spot Studio non entrano persone reali: nessun testimonial, nessun volto riconoscibile. I personaggi nascono per lo spot.
Marcatura AI
Ogni ripresa e ogni montaggio portano la firma C2PA: contenuto generato con l’AI, con quale motore.
Uno dei migliori motori, con i suoi limiti
Oggi lo Spot Studio gira con uno dei migliori motori video disponibili. Ne conosciamo i limiti — l’assistente li dice prima di girare — e il motore è in continua evoluzione: lo Spot Studio cresce con lui.
MAPS non pubblica
Lo spot si scarica e va in Review al cliente; la pubblicazione resta negli strumenti che usi.







