Dal brand book,
in un minuto.
Carichi il brand book, in PDF o Word. MAPS ne estrae la palette con i nomi dei colori, i font con il loro ruolo, le regole — cosa fare, cosa evitare —, il sistema d’identità; e dal PDF ritaglia i segni del marchio dalle tavole: logotipo, monogramma, varianti.
Niente viene applicato senza di te: rivedi ogni elemento, togli la spunta a quello che non serve, poi «Applica». Il kit si somma a quello che c’era, non lo sostituisce, e «Togli i doppioni» ripulisce le regole ripetute. Poi tutto resta modificabile: ogni regola si corregge con un clic.
Cosa fare,
cosa evitare.
Le regole del brand diventano parte di ogni generazione: quando il Social Studio scrive un post, l’Email Studio una newsletter, il Web Studio una pagina, le regole sono lì. Accanto, il sistema d’identità: la tagline nella sua forma esatta, l’anatomia del logo, le combinazioni di colore ammesse, i formati dei file.
Un kit,
tutti gli Studi.
Il Brand Kit non resta in un cassetto: lo leggono gli Studi, ciascuno per quello che gli serve.
Social Studio
Il colore d’accento e il font nel testo sopra le immagini; il logo composto davvero nell’immagine; i riferimenti visivi come ancora di stile.
Email e Web Studio
Colori e logo nelle email e nelle pagine, il font nelle email; le regole nei testi.
Video e Key Visual
I segni del marchio e la palette nel video e nel key visual della campagna.
Prototype
I mockup del Campaign Lab nascono con i colori, i riferimenti e i segni del brand.
Testi
Le regole entrano quando MAPS scrive post, email, pagine, articoli, adattamenti e versioni per altri paesi.
Riferimenti visivi
Le immagini dei post del brand, per canale — Instagram, Facebook, LinkedIn, TikTok, YouTube —, scelte nel Social Studio.
Il DNA,
non la copia.
Dai a MAPS uno stile — anche non del brand: una campagna che ti piace, un concorrente, un riferimento. Copy incollato, immagini, una presentazione in PDF o Word; oppure, dai nostri dati, i canali social già analizzati del brand o di un concorrente. MAPS ne distilla il DNA: tono, logica creativa, pattern verbali, linguaggio visivo, cosa fare e cosa evitare, esempi.
Poi «Attiva lente»: ogni Studio genera attraverso quello stile, adattato al brand — e in caso di conflitto vince sempre il brand. Lo cambi per una singola generazione, o lo spegni. La scheda non è definitiva: con «Modifica» correggi il tono, aggiungi o togli elementi in ogni sezione. E gli stili possono stare nella libreria del workspace, pronti per tutti i clienti.
È on-brand?
E se no, perché.
Incolli un testo, carichi immagini o un documento — un post, una landing, un PDF fatto da un’altra agenzia — e la lente lo confronta con la voce del brand e con le regole del Brand Kit, e guarda le immagini: palette, marchio, layout. Dà un punteggio, le dimensioni che contano per quel materiale e i rilievi: la gravità, la regola toccata, la frase esatta, la correzione.
Qui l’abbiamo provata su un post di MAPS con un testo scritto apposta male: 68, «da rivedere». La tagline in minuscolo e con le virgole è un rilievo grave — il brand book la vuole «Outthink. Outgrow. Outperform.» —, tre inviti all’azione nello stesso testo sono troppi. L’immagine invece è in regola.
Il rapporto si esporta in PDF. La stessa lente lavora dentro il Social Studio, l’Email Studio, il Key Visual Studio e il Prototype del Campaign Lab, sul singolo contenuto.





