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Metodi Creativi · 9 min di lettura

Scenario planning per le campagne: comunicare per più futuri

Driver di cambiamento, scenari plausibili, segnali deboli: come costruire campagne per futuri diversi, e una che regge in tutti.

Aggiornato il 6 ottobre 2026 · Redazione MAPS
In breve

Lo scenario planning è un metodo per decidere in condizioni di incertezza: invece di prevedere il futuro, costruisce più futuri plausibili a partire dai driver di cambiamento, e prepara una strategia per ciascuno. Applicato alle campagne, porta a progettare comunicazioni per scenari diversi, più una robusta che regge in tutti, con i segnali che dicono quale futuro sta arrivando e quando cambiare rotta.

Prepararsi, non prevedere

Uno scenario non è una previsione: è una storia coerente su come potrebbe essere il mondo, costruita combinando forze che cambiano. Il valore non sta nell’indovinare quale scenario si realizzerà, ma nel non farsi sorprendere da nessuno.

Quando usarlo

  • Quando il mercato è incerto e una campagna, o una piattaforma di comunicazione, deve reggere più di una stagione.
  • Quando vuoi una strategia pronta a cambiare, con i segnali per capire quando farlo.
  • Su orizzonti di uno-tre anni, con forze di cambiamento che si possono nominare.

Come si fa

1. Scegli l’orizzonte e i driver

Fra quanto? E quali forze cambieranno il mercato: demografia, reddito, tecnologia, regole, abitudini. Distingui quelle quasi certe (l’invecchiamento della popolazione) da quelle incerte e importanti: sono queste a generare scenari diversi.

2. Costruisci tre o quattro scenari

Un modo classico è incrociare due incertezze in una matrice 2×2; un altro è combinare i driver in tre storie distinte. Ogni scenario ha un nome, una descrizione del mondo e la combinazione di driver che lo produce.

3. Leggi le implicazioni

Cosa significa ogni scenario per il brand e per la comunicazione: cosa cercheranno le persone, cosa temeranno, cosa sarà credibile. Qui gli scenari diventano utili.

4. Progetta le campagne

Per ogni scenario un approccio prudente e uno coraggioso; poi una campagna robusta, che funziona qualunque futuro arrivi. Vederle insieme permette di scegliere se scommettere o coprirsi.

5. Nomina i segnali e i punti di svolta

Per ogni scenario, i segnali deboli che lo annunciano e le soglie oltre le quali cambiare campagna: un calo delle vendite di fascia alta, una crescita delle ricerche di alternative economiche. Senza segnali, gli scenari restano un esercizio.

Un esempio. «Vellani», alimenti per animali con diete veterinarie, a due anni. Driver: l’invecchiamento di persone e animali, il reddito dei pensionati, la copertura sanitaria. Tre scenari: un equilibrio sostenibile, una crisi di accessibilità, una salute sempre più connessa. Per ognuno un concept prudente e uno coraggioso, più uno robusto — scienza, trasparenza e prezzo giusto — che tiene in tutti. E un segnale d’allarme da monitorare: il calo delle vendite della linea premium.

Gli errori più comuni

  • Un ottimista, un pessimista, uno medio. Non sono scenari: sono la stessa storia con tre gradi di fiducia.
  • Scegliere lo scenario preferito. Il metodo serve a prepararsi a tutti, non a confermare quello che si spera.
  • Troppi driver. Gli scenari diventano illeggibili; meglio poche forze incerte e decisive.
  • Nessun segnale. Senza indicatori e soglie, nessuno saprà quando cambiare rotta.
Come lo fa MAPS

Nel Campaign Lab di MAPS lo Scenario Planning è una delle otto metodologie. Oltre al brief chiede i driver di cambiamento e l’orizzonte — uno, due o tre anni. L’analisi costruisce tre scenari plausibili: per ognuno com’è il mondo, quale combinazione di driver lo produce, cosa implica per il brand e per la comunicazione, quanto è probabile e i segnali deboli che lo annunciano. I concept sono sette: per ogni scenario uno Safe e uno Bold, più uno Robusto che regge in tutti; se scegli uno scenario diverso dal raccomandato, i concept gli danno più peso senza perdere gli altri. Lo sviluppo dichiara nella scheda Metodologia per quale scenario è pensato, i segnali che confermano la direzione, il momento in cui abbandonarlo e come adattarlo.

Scenari futuri: Equilibrio Sostenibile, Crisi di Accessibilità, Salute Connessa, con implicazioni e segnali

Domande frequenti

Che differenza c’è fra scenario e previsione?

Una previsione dice cosa succederà; uno scenario descrive cosa potrebbe succedere. Lo scenario planning ne costruisce diversi proprio perché non si sa quale arriverà.

Quanti scenari servono?

Di solito tre o quattro: abbastanza per coprire futuri davvero diversi, pochi abbastanza da poterci lavorare.

Cos’è una strategia robusta?

Una strategia che funziona ragionevolmente bene in tutti gli scenari, anche se in nessuno è la migliore possibile. È la scelta di chi preferisce coprirsi invece di scommettere.

Su che orizzonte si fanno gli scenari per una campagna?

Per la comunicazione di solito da uno a tre anni: abbastanza lontano da vedere cambiamenti veri, abbastanza vicino da poterli tradurre in campagne.

Origine e riferimenti

Pierre Wack, «Scenarios: Uncharted Waters Ahead», Harvard Business Review (1985), sul lavoro di pianificazione per scenari in Shell; Peter Schwartz, The Art of the Long View (1991).

Scritto dalla redazione MAPS con l’aiuto dell’AI, verificato e rivisto dal team.

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