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Metodi Creativi · 9 min di lettura

Archetipi comunicativi: come parla il brand, e a chi

Nove archetipi della comunicazione in tre famiglie — voce, valore, ricevente — con sei varianti tattiche ciascuno: cosa sono, in cosa differiscono dagli archetipi di Jung, come comporre un mix.

Aggiornato il 6 ottobre 2026 · Redazione MAPS
In breve

Gli archetipi comunicativi del Campaign Lab di MAPS sono una tassonomia proprietaria di nove modi di comunicare, in tre famiglie — guidati dalla voce (chi parla), dal valore (cosa offre), dal ricevente (chi ascolta) —, ciascuno con sei varianti tattiche: cinquantaquattro approcci. Non sono i dodici archetipi di Jung, che descrivono la personalità di un brand: descrivono come il brand parla in una campagna, e si usano in un mix pesato, non uno alla volta.

Non sono gli archetipi di Jung

Gli archetipi junghiani — l’Eroe, il Saggio, l’Esploratore e gli altri — descrivono la personalità di un brand, e se ne parla nell’articolo sulla brand identity. Gli archetipi comunicativi rispondono a un’altra domanda: in questa campagna, come parla il brand, e a chi? Lo stesso brand può avere una personalità stabile e usare archetipi comunicativi diversi per un lancio, un riposizionamento, una comunicazione istituzionale.

Le tre famiglie, i nove archetipi

Guidati dalla voce — chi parla

  • L’Autorità — l’esperto riconosciuto: fiducia costruita su competenza, credenziali, dati.
  • Il Narratore — storie che creano connessione: non un prodotto, un significato.
  • Il Provocatore — sfida le convenzioni del settore e cerca chi condivide la visione.

Guidati dal valore — cosa offre

  • L’Ingegnere — performance e numeri: la superiorità non è un’opinione, è un fatto.
  • Il Trasformatore — il prima e il dopo: chi eri e chi puoi diventare.
  • L’Innovatore — la novità che cambia le regole della categoria.

Guidati dal ricevente — chi ascolta

  • Lo Specchio — riflette l’identità del pubblico: non «comprami», ma «sei dei nostri».
  • La Guida — il mentore che accompagna, non il protagonista.
  • L’Intrattenitore — coinvolge con esperienze che si ricordano.

Ogni archetipo ha sei varianti tattiche, cioè modi concreti di metterlo in pratica. L’Ingegnere, per esempio, può parlare per specifica tecnica, per validazione scientifica, per performance comparativa; il Narratore con la storia delle origini o con il dietro le quinte.

Come si compone un mix

1. Parti dal target e dai concorrenti

Cosa motiva il pubblico e cosa lo frena; quali archetipi usano già i concorrenti, e dove c’è spazio libero. Se tutta la categoria parla da Autorità, un Narratore si nota.

2. Assegna i ruoli

Un archetipo primario, che dà il tono; un secondario, che lo completa; eventualmente un terziario. I pesi sommano a cento: un mix 55/30/15 dice chiaramente chi guida.

3. Scegli le varianti

Per ogni archetipo, le varianti tattiche che servono all’obiettivo. È qui che il mix diventa operativo: non «parliamo da Ingegnere», ma «parliamo per performance comparativa».

4. Scrivi il perché

Ogni peso deve avere una ragione legata al target o ai concorrenti. Un mix senza motivazione è una preferenza estetica.

Un esempio. «Vellani», alimenti per animali, vuole una comunicazione istituzionale più calda: il target la percepisce troppo clinica. Mix: Narratore al 55% per il legame emotivo, Autorità al 30% per la credibilità scientifica, Guida al 15% per accompagnare nella scelta. Per «Ardenti», sartoria maschile, un mix diverso: Narratore al 50% con la storia delle origini e il dietro le quinte, Specchio al 30%, Ingegnere al 20% con la specifica tecnica.

Gli errori più comuni

  • Confonderli con la personalità del brand. L’archetipo comunicativo si sceglie per la campagna; la personalità resta.
  • Un solo archetipo. Quasi sempre serve un mix: chi parla solo da Autorità rischia la freddezza, chi parla solo da Intrattenitore la leggerezza.
  • Pesi tutti uguali. Un mix 33/33/33 non dice chi guida.
  • Restare in astratto. Senza varianti tattiche, l’archetipo non diventa un messaggio.
Come lo fa MAPS

Gli Archetipi sono la metodologia proprietaria del Campaign Lab di MAPS: nove archetipi comunicativi in tre famiglie, sei varianti tattiche ciascuno, e per ogni archetipo l’essenza, quando usarlo, il tono, il linguaggio, i settori tipici, cosa evitare. Con Full AI si va dal brief alla campagna completa in background — brief, contesto dal progetto, strategia, concept, sviluppo —, e ricevi una notifica alla fine. Con lo step-by-step generi più strategie per lo stesso brief e le confronti: le genera l’AI analizzando contesto, target e concorrenti, oppure il mix lo componi tu — ruoli primario, secondario, terziario, pesi e varianti; MAPS tiene il conto, il totale deve fare cento. Ogni concept dichiara la variante che lo guida, il territorio emotivo, i canali, la headline, rischio e differenziazione, e si prova con gli utenti sintetici.

La guida dentro l’app: 9 archetipi in 3 cluster, 6 varianti tattiche, 54 approcci

Domande frequenti

Che differenza c’è fra archetipi comunicativi e archetipi di Jung?

Gli archetipi di Jung descrivono la personalità di un brand; quelli comunicativi descrivono come il brand parla in una campagna — chi parla, cosa offre, a chi si rivolge. Si possono usare insieme.

Quanti archetipi comunicativi ci sono?

Nella tassonomia del Campaign Lab di MAPS sono nove, in tre famiglie (voce, valore, ricevente), ciascuno con sei varianti tattiche: cinquantaquattro approcci in tutto.

Perché un mix e non un archetipo solo?

Perché una campagna efficace di solito combina più registri: uno che guida il tono e altri che lo completano, per esempio un racconto emotivo sostenuto dalla credibilità scientifica.

Il mix deve sempre avere tre archetipi?

No: in MAPS un mix è valido con almeno un primario e un secondario; il terziario è facoltativo. I pesi devono sommare a cento.

Scritto dalla redazione MAPS con l’aiuto dell’AI, verificato e rivisto dal team.

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