Una coda,
un editor, l’anteprima.
A sinistra la coda: i contenuti social del progetto, raggruppati per campagna, per data o per canale, con i filtri per campagna, canale, stato, membro del team, target e periodo. Al centro l’editor, slide per slide. A destra l’anteprima com’è sul social, e il flusso di lavoro.
Arrivano qui anche i contenuti delle campagne, dei prototipi, del canvas e dei video: ogni studio lavora sugli stessi artefatti.
Un tema,
tre direzioni.
Scrivi un tema, un obiettivo o una tensione. MAPS propone due o tre direzioni: per ognuna il canale e il formato più adatti, l’aggancio, l’angolo e il perché. Scegli, e il post si genera.
Se una direzione è un video, va al Video Studio. Se alleghi fino a dieci foto, MAPS le guarda e scrive il post per quelle immagini: una foto diventa un post, più foto un carosello. Se incolli un testo tuo, lo usa così com’è e lo impagina. E c’è sempre il post vuoto, da scrivere a mano.
Scrive
da quello che sai già.
Ogni post nasce dal contesto del progetto, non da un prompt vuoto.
Il brand
Voce, territori editoriali, persone, identità visiva: il contesto raccolto nelle fasi di analisi.
Le regole
I da fare e i da evitare del Brand Kit, e lo stile di riferimento attivo — o un altro, scelto per questa generazione.
A chi parliamo
Il pubblico del post: tutti, una persona o un segmento del progetto (vedi sotto).
Il canale
Le convenzioni di ogni piattaforma: lunghezza, registro, hashtag su Instagram, link su Facebook e LinkedIn.
La lingua del mercato
Si scrive nella lingua del mercato del progetto; una variante per un altro paese resta nella lingua di quel paese.
Se vendi ad aziende
Con il profilo B2B il registro diventa professionale e gli inviti all’azione sono da azienda: un’offerta, un incontro, un catalogo.
Un post
per ogni target.
Lo stesso tema non si racconta allo stesso modo a tutti. In «A chi parliamo» scegli per chi è il post: tutto il pubblico del brand, una persona del progetto — anche quelle nate dai clienti del CRM — o un segmento. MAPS scrive per quel profilo; «Rigenera per il target» riscrive un post già fatto per un altro pubblico.
Il post ricorda il suo target. Nella Dashboard, «Post per target» mostra canale per canale chi stai raggiungendo e chi no.
Dove vive,
cosa lo muove.
Per ogni target, la Social Presence costruisce il suo profilo social: chi è, su quali canali si raggiunge e con che priorità, cosa il brand fa già bene lì e cosa manca, il gap di contenuto per quel pubblico, gli angoli e le leve che funzionano con lui, e le priorità per raggiungerlo.
Il profilo si salva, si scarica in PDF e da lì parte una campagna per quel target. È una lettura dal profilo del target e dai dati social del brand, dichiarata come tale: non ci sono numeri di performance per singolo segmento.
Le parole
e l’immagine.
Ogni slide ha occhiello, titolo, testo di supporto e una direzione visiva: la scena da generare. L’immagine nasce con i riferimenti visivi del brand per quel canale e la sua palette; se la campagna ha un key visual, diventa la prima àncora di stile. Il marchio si include quando serve, nella versione che scegli.
L’immagine si corregge a parole («luce più calda», «unifica il colore della giacca»), si rifà coerente con un’altra slide, o fa da riferimento per generare tutte le altre. Se carichi una foto tua, «Riscrivi dal visual» riscrive il testo della slide per quella foto. Il testo sull’immagine: nessuno, in una fascia bassa, centrato con il font e il colore del brand, oppure dentro l’immagine.
Com’è
sulla piattaforma.
A destra il post come apparirà: su Instagram con la caption sotto, su Facebook e LinkedIn sopra, le storie a tutto schermo, il documento LinkedIn come si sfoglia. Organico o sponsorizzato.
Sotto, il flusso: brief, in produzione, in revisione, approvato, pubblicato. Ogni contenuto si assegna a una persona del team e ha la sua data di uscita.
Uno stesso tema,
tutte le uscite.
Da un contenuto, «+ variante» ne crea un altro per un canale o un formato diverso: il carosello Instagram diventa un post LinkedIn, il post diventa storie. «Lingue» lo adatta a un altro paese — non una traduzione: idiomi, riferimenti e registro di quel mercato — e tiene le immagini. Se il testo è scritto dentro l’immagine, un’opzione lo riscrive nella lingua di quel paese, sulla stessa immagine.
Reel e TikTok si fanno nel Video Studio: dal menu delle varianti il tema diventa un progetto video, e il video finito torna qui, nella coda, pronto da esportare. E per cambiare il post c’è «Migliora con MAPS»: chiedi «accorcia la caption» o «tono più formale» e lo fa; se invece ragioni ad alta voce («forse è troppo lungo?»), prima propone le opzioni. Non inventa fatti né numeri. E nulla va perso: prima di ogni rigenerazione o modifica resta una copia, e «Versioni» la ripristina.
Prima che lo veda
il cliente.
Tre controlli, sul singolo post, prima di mandarlo in approvazione.
Quanto è
on-brand?
Un punteggio da 0 a 100 e le dimensioni che lo compongono — tono, visivo, uso del marchio, palette, valori, adeguatezza al target —, con i rilievi: cosa non torna, quale regola del Brand Kit tocca, come correggerlo. MAPS guarda anche le immagini.
Cosa ne pensa
chi lo riceve?
Le persone del progetto guardano le slide e reagiscono, ognuna con un voto, una citazione e cosa cambierebbe. La media resta sul post.
Come atterra
in quel paese?
Testo e immagine, giudicati nella cultura del paese: risonanza, tono, valori, lingua, simboli; i rischi con il loro peso e i ritocchi consigliati, che MAPS applica su richiesta.
Qui ha trovato due errori veri nel post: un refuso nell’occhiello e un titolo troncato. Poi c’è «Manda in Review»: le slide, con il testo composto, vanno al cliente per l’approvazione.
Cosa c’è
e cosa esce.
Quanti contenuti per stato, per canale, le prossime pubblicazioni, i post per target e per campagna, la pipeline e l’archivio.
E alla chat del progetto puoi chiedere «che campagne abbiamo fatto su Instagram negli ultimi sei mesi?»: conosce i post, le campagne, le date, gli stati e i target.
Pronto
da pubblicare.
Per ogni post: un deck PDF brandizzato per il cliente; il Publish Pack — le immagini alle dimensioni del canale, con il testo composto, e la caption da incollare, in uno ZIP —; il testo da copiare; le immagini; il PDF d’anteprima; le slide grezze per il documento LinkedIn.
Per un piano o una campagna intera: il deck, il pacchetto con una cartella per post, e un calendario CSV da caricare nello strumento di programmazione che usi. La pubblicazione sui social la fai tu: MAPS prepara tutto, non pubblica al posto tuo.
Come stai
sui social, e gli altri.
Dai profili social raccolti nel Monitor — del brand e dei concorrenti — MAPS fa una lettura operativa per chi produce contenuti: i numeri per canale, cosa funziona e cosa no, le priorità, per ogni canale cosa fare e cosa evitare, e gli spazi lasciati liberi: i canali dove ci sono solo i concorrenti.
Una pagina per ogni concorrente, con dove differenziarsi e cosa imparare; il profilo di un pubblico, canale per canale; l’andamento nel tempo. Dalle priorità, da un concorrente o da uno spazio libero parte una campagna.













