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Strumenti Strategici · 9 min di lettura

Il quadrato semiotico nel marketing: cos’è e come usarlo

Lo strumento di Greimas, portato nel marketing da Floch: come costruirlo da una tensione di fondo, leggere le quattro posizioni e trovare gli spazi liberi della categoria.

Aggiornato il 6 ottobre 2026 · Redazione MAPS
In breve

Il quadrato semiotico è uno schema che parte da una coppia di valori opposti — per esempio tradizione e innovazione — e ne ricava quattro posizioni, aggiungendo le loro negazioni. Nel marketing serve a leggere i significati su cui una categoria si gioca, a collocare brand e concorrenti, e a trovare le posizioni ancora libere.

Come è fatto

Si parte da due termini contrari, che si escludono ma possono convivere in una tensione: S1 e S2 (per esempio emozione e ragione). A ciascuno si affianca la sua negazione, il termine contraddittorio: non-S1 (non emozione) e non-S2 (non ragione). I quattro termini occupano gli angoli del quadrato:

  • S1 e S2 in alto: i due poli della tensione.
  • non-S2 e non-S1 in basso: le loro negazioni, ognuna sotto il polo che implica (non-S2 sotto S1, non-S1 sotto S2).
  • Le diagonali uniscono i contraddittori: S1 con non-S1, S2 con non-S2.

Il valore dello schema sta nelle due posizioni in basso: sono quelle che una lettura «a coppie» non vede, e spesso sono dove nascono i posizionamenti più originali.

Un esempio classico: i valori del consumo

Jean-Marie Floch ha applicato il quadrato ai valori che un prodotto può avere per chi lo compra, partendo dalla tensione tra valori d’uso (pratici) e valori di base (esistenziali). Ne ricava quattro modi di valorizzare un prodotto:

  • Pratico — conta l’utilità: funziona, è comodo, è affidabile.
  • Utopico — conta l’identità: dice chi sono, a cosa aspiro.
  • Critico — conta il calcolo: rapporto qualità-prezzo, convenienza, confronto.
  • Ludico — conta il piacere: gioco, estetica, gratuità del gesto.

Due brand della stessa categoria possono parlare a due angoli diversi del quadrato, e non competere davvero tra loro; due brand che sembrano diversissimi possono invece contendersi lo stesso angolo.

Come si usa, in cinque passi

1. Trova la tensione di fondo della categoria

Leggi come comunicano i brand, cosa dicono i clienti, cosa promettono le confezioni. Cerca la coppia di valori su cui la categoria si divide: tradizione e innovazione, controllo e abbandono, appartenenza e distinzione. Una buona coppia è specifica della categoria; «qualità e prezzo» quasi sempre è troppo generica.

2. Costruisci le negazioni

Per ogni polo chiediti cosa vuol dire non esserlo, senza passare al polo opposto. «Non tradizione» non è «innovazione»: può essere disinteresse per il passato, leggerezza, ironia.

3. Riempi gli angoli di segni

Per ogni posizione raccogli i codici con cui si esprime: parole, immagini, colori, toni di voce, rituali di consumo. È questo che rende il quadrato uno strumento operativo e non solo teorico.

4. Colloca brand e concorrenti

Posiziona ogni brand dove la sua comunicazione lo colloca davvero, non dove vorrebbe stare. Gli angoli affollati sono quelli dove la differenziazione costa di più.

5. Cerca gli angoli liberi e i passaggi

Un angolo vuoto è un’ipotesi di posizionamento da verificare con i consumatori. Anche i percorsi contano: un brand che si sposta da un angolo all’altro deve passare per la negazione, e quel passaggio va raccontato.

Gli errori più comuni

  • Confondere contrario e contraddittorio. L’opposto di «tradizione» non è la sua negazione: sono due posizioni diverse del quadrato.
  • Scegliere una coppia banale. Se vale per ogni categoria, non dice nulla di questa.
  • Mappare prodotti invece di significati. Il quadrato colloca valori e codici, non caratteristiche tecniche.
  • Collocare i brand per come si descrivono. Conta come comunicano e come li percepiscono i clienti.
  • Fermarsi alla mappa. Un angolo libero è un’ipotesi: va messo alla prova prima di diventare un posizionamento.
Come lo fa MAPS

In MAPS la Mappa Semiotica parte da una tensione di fondo della categoria e ne ricava le quattro posizioni, ognuna con bisogni, atteggiamenti ed evidenze tratte dai dati del progetto; poi colloca il brand, mostra le opportunità e le persona che abitano ogni angolo. Si può costruire su più assi, anche per il B2B. La semiotica torna poi nel Campaign Lab, come metodo per generare idee di campagna, e sul canvas, come lente che legge i codici culturali di un materiale.

Il quadrato semiotico in MAPS per un brand di sartoria: le quattro posizioni con bisogni, atteggiamenti ed evidenze

Domande frequenti

Chi ha inventato il quadrato semiotico?

Il linguista lituano-francese Algirdas Julien Greimas, negli anni Sessanta. Jean-Marie Floch lo ha portato nel marketing e nella comunicazione a partire dagli anni Ottanta.

Che differenza c’è con una mappa di posizionamento?

Una mappa di posizionamento colloca i brand su due assi di attributi percepiti (per esempio prezzo e qualità). Il quadrato semiotico lavora sui significati: parte da una tensione di valori e ne ricava anche le posizioni di negazione, che una mappa a due assi non mostra.

Serve per forza un semiologo?

Per una lettura approfondita di una categoria complessa, l’occhio di un esperto aiuta. Ma lo schema è utilizzabile da un team di marketing, a patto di partire da prove — come comunicano i brand, cosa dicono i clienti — e non da impressioni.

Funziona anche nel B2B?

Sì: anche nei mercati tra aziende le scelte si giocano su tensioni di valori, per esempio tra sicurezza e innovazione, o tra relazione e convenienza.

Origine e riferimenti

Algirdas J. Greimas, Sémantique structurale (1966); Jean-Marie Floch, Sémiotique, marketing et communication (1990).

Scritto dalla redazione MAPS con l’aiuto dell’AI, verificato e rivisto dal team.

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